
Il fondamento della nostra realtà è la consapevolezza che animali umani e animali siano tutti collegati, e condividano le risorse che il nostro pianeta Gaia ci offre...
E' necessario oggi mangiare carne? Quanta carne è necessario mangiare, se lo è? Il pianeta non può sostenere il consumo di carne attuale che non è necessario, anzi dannoso ed inoltre destinato solo ad una parte della popolazione mondiale, costringendo il resto della popolazione mondiale alla fame. Questo eccesso produttivo è ottenuto tramite il metodo dell'allevamento intensivo che è, a sua volta, causa di inquinamento ambientale... Gli allevamenti intensivi sono lager che infliggono vite e morti ingìdegne agli animali. Etologicamente Corretto propone, dove possibile una scelta vegetariana o comunque una DRASTICA riduzione di carne e di prodotti di origine animale. Comunque e sempre una conoscenza e una consapevolezza sulla vita degli animali da cui provengono questi prodotti . Libertà di scelta significa anche responsabilità di scelta. Un profondo cambio culturale. Questa nuova e ridotta richiesta di prodotti di origine animali potrebbe essere colmata da fattorie che allevino gli animali MAI con metodi intensivi, ma eco-compatibili ed eto-compatibili... Non filosofia...sono fatti concreti... Tutto questo richiede un processo di sensibilizzazione attraverso un lavoro nelle scuole e nelle famiglie e nelle fattorie destinate allo scopo di sensibilizzare verso gli animali da fattoria che oggi sono considerati solo "carne".. Chi scelglie i prodotti animali non deve girare la testa dall'altra parte. Scegliere è un diritto ma la responsabilità delle proprie scelte è un dovere.
Realizzare una comunità di persone che se scelgono prodotti di origine animale lo facciano con responsabilità e consapevolezza, quindi la via di "ETOLOGICAMENTE CORRETTO" che garantisca la qualità della vita degli animali, secondo una visione zooantropologica della relazione con l'uomo, anche durante la vita di allevamento, che non sia MAI di tipo intensivo.
Oggi esistono due posizioni: essere animalisti oppure no. Noi crediamo nella strada del buon senso. Crediamo che si può scegliere di consumarre prodotti di origine animale come latte, uova e derivati del latte, rifiutando comunque un sistema figlio del nostro tempo, dove il profitto ha vinto su tutto.
Ci viene proposto ed imposto nella grande distribuzione senza darci alternetive. Il biologico non è si occupa delle reali condizioni in cui vivono gli animali.
Vogliamo crere l'ALTERNATIVA. Anzi vogliamo proporla perchè esiste già. In Austria esistono decine di fattorie che riforniscono supermercati secondo questo approccio.
I Livelli su cui dovremmo sviluppare consapevolezza sono tre:
- La qualità della vita degli animali
- La qualità della vita del pianeta
- La qualità della vita del nostro corpo
Esistono molte prove che la compassione genera compassione e la crudeltà è causa di crudeltà. ... [ Mark Beckoff ]
...conosciamo le conseguenze dell’allevamento intensivo?
L’etologia definisce il benessere come quello stato di piena salute mentale e fisica che consente all’animale di vivere in armonia nel proprio ambiente. Il rispetto delle condizioni etologiche rappresenta un elemento fondamentale per valutare il benessere di un animale: quanto più le condizioni etologiche sono rispettate tanto più si può parlare di benessere. Un metodo per valutare correttamente il benessere di un animale in rapporto all’ambiente in cui vive è quello di rifarsi alle “cinque libertà”.
- libertà dalla sete, dalla fame e dalla cattiva nutrizione: negli allevamenti, fame e sete sono senza dubbio soddisfatte, poiché ciò rientra nell’interesse dell’allevatore. Per quanto però riguarda la libertà dalla cattiva nutrizione, sorgono diversi problemi. La nutrizione infatti può essere “cattiva” non solo per insufficienza, ma anche per inadeguatezza etologica e fisiologica specie-specifica.
- libertà di vivere in un ambiente fisico adeguato: questa libertà è oggettivamente negata agli animali che vivono nei moderni allevamenti. L’allevamento intensivo implica una massimizzazione e concentrazione del sistema produttivo, di conseguenza anche le strutture di detenzione e le tecniche di allevamento devono rispondere a questi requisiti.
- libertà dalle ingiurie: questa libertà può sembrare facilmente rispettata, ma non è così. Le ingiurie intese come percosse o simili non sono comuni nei moderni allevamenti, poiché il rapporto tra l’operaio e l’animale è ridotto al minimo, tuttavia in talune circostanze si verificano vere e proprie forme di grave maltrattamento.
- libertà di manifestare le caratteristiche comportamentali specie-specifiche normali: questa libertà è palesemente negata negli allevamenti moderni. I comportamenti specie-specifici, per potersi esprimere naturalmente, richiedono ambienti e stili di vita che non sono certo quelli offerti dalle strutture industriali. Tali comportamenti si esprimono essenzialmente tramite lo scambio relazionale tra gli individui: le attività ludiche, la riproduzione, l’educazione della prole, ecc. Queste attività sono del tutto stravolte negli allevamenti industriali, perché completamente controllate dall’uomo, o del tutto inesistenti.
- ibertà dal timore: contrariamente a quanto si possa pensare generalmente, recenti studi hanno dimostrato che gli animali hanno un timore atavico dell’uomo. Ciò è vero anche per le specie addomesticate da millenni, ad esempio si è osservato che i bovini si atteggiano in maniera timorosa nei riguardi dell’uomo quando questi si avvicina. Sappiamo che ogni specie animale ha sviluppato una propria distanza di fuga, ovvero quella distanza da un altro animale – umano compreso – alla quale l’individuo si sente sicuro perché non raggiungibile, per i cani ad esempio è di 12 metri; al di sotto di questo spazio l’individuo si sente minacciato, quindi tenta di ristabilire la propria distanza di fuga allontanandosi dall’altro animale. Il timore sorge in maniera spontanea quando l’animale non ha la possibilità di mantenere la propria distanza di sicurezza: questo è quanto avviene nelle affollate strutture di allevamento moderne, dove l’animale vive in spazi delimitati che non gli permettono di sottrarsi alla vicinanza degli altri individui animali o umani. Questa condizione genera chiaramente uno stato di stress – in particolar modo negli individui più deboli, che non hanno la possibilità di tenersi distanti dai soggetti dominanti e più aggressivi – ed è quindi causa di malessere. Inoltre in queste strutture il timore nasce dall’insieme delle problematiche relative alle altre libertà negate, poiché l’animale vive situazioni in contrasto con la sua natura e i suoi bisogni, situazioni che non riesce a dominare o a cui trova difficoltà ad adattarsi, e ciò conduce ad uno stato ansioso cronico.
Il non rispetto delle “cinque libertà” si traduce in una condizione di evidente malessere per l’animale, facilmente identificabile con l’osservazione del comportamento dell’individuo, che risulta più o meno alterato a seconda della gravità del caso. Negli allevamenti industriali possiamo frequentemente notare negli animali atteggiamenti e gesti stereotipati e ossessivamente ripetuti (come suini che leccano o mordono per ore le sbarre dei box, pesci che saltano ripetutamente fuori dalle vasche o vitelli che compiono a lungo movimenti a vuoto), apatia (come manzi che giacciono a terra con espressione vuota), attacchi incontrollati di aggressività (come galline ovaiole che si beccano furiosamente l’un l’altra fino al cannibalismo), agitazione e propensione a manifestare comportamenti dettati dalla paura (come vitelli con estrema facilità a reagire scalciando a qualsiasi elemento estraneo) e altri segnali caratteristici.
Alla luce di queste considerazioni risulta quindi chiaro come un’analisi dal punto di vista etologico della situazione offerta agli animali nei moderni allevamenti industriali non possa che condannare questa pratica. L’allevamento intensivo non è oggettivamente in grado di offrire una situazione di benessere agli animali allevati, poiché implica l’uso di strutture e tecniche che contrastano profondamente con la natura dell’animale. A seguito di questa constatazione si rivelano prive di valore anche le diverse richieste delle varie associazioni protezionistiche per modifiche negli allevamenti intensivi, nell’illusione che piccoli cambiamenti nel metodo di allevamento possano favorire in qualche modo il benessere dell’animale. Finchè l’allevamento viene svolto in strutture industriali, non si potrà mai offrire agli animali reclusivi un trattamento “rispettoso” (così come generalmente questo concetto viene inteso da chi sostiene il tipo di allevamento biologico). In altre parole, poiché l’allevamento intensivo è l’unica risposta possibile all’elevata domanda del mercato attuale, finchè il consumo di cibi animali (carne, pesce, latte, latticini e uova) della società – e quindi dei singoli cittadini – rimane ancorato a questi vertici, gli animali continueranno ad essere allevati in gran parte in strutture industriali e privati di ogni forma di benessere animale che si possa davvero definire tale.
Sono tanti e forti gli argomenti a favore di una dieta complessivamente ecosostenibile: la nostra salute fisica ed emotiva, la salute degli animali che chiamiamo cibo e, last but not least, la salute dell’unico pianeta che abbiamo.
Lascio parlare il video...
La carne è un alimento ricco di proprietà nutritive, ma un suo consumo eccessivo può creare non pochi problemi alla salute.
Secondo l'Associazione italiana per la ricerca sul cancro, la dieta media dell'italiano presenta un eccesso di proteine e grassi di origine animale che si aggira intorno al 60-70 per cento e può causare diversi problemi per la salute. Insomma, si mangia troppa carne: siamo arrivati a 75,7 kg pro capite l'anno, ben oltre i 20 kg pro capite anno che si consumavano agli inizi degli anni '60.
Ecco un elenco delle patologie più comuni correlate a un eccesso di carne nell'alimentazione.
Malattie cardiovascolari
Poco meno del 40 per cento dei grassi nella dieta occidentale proviene dalla carne sotto forma di grasso saturo, un fattore di rischio per l'infarto e le malattie cardiovascolari. Se la sua assunzione diminuisse del 35-50 per cento, si dimezzerebbero gli attacchi di cuore.
Cancro
Il premio Nobel Renato Dulbecco ha recentemente ribadito che la riduzione della carne nella dieta è una misura dietetica antitumorale. In effetti, è stata accertata una stretta correlazione tra i casi di cancro all'intestino crasso e il consumo di carne.
Stipsi
Nella carne mancano le fibre, che facilitano il transito intestinale. Dunque molta carne uguale stitichezza. La ridotta funzionalità dell'intestino facilita l'accumulo di sostanze nocive e interferisce con l'assorbimento delle sostanze nutritive.
Artrite, reumatismi, calcoli renali
La riduzione drastica della carne può aiutare a contrastare queste malattie. Fettine e bistecche contengono basi puriniche che portano alla formazione di acido urico, il quale influisce negativamente sulla funzionalità renale.
Tutto questo a prescindere dalla qualità intrinseca della carne: vogliamo dire che, sebbene le carni di qualità (biologica, biodinamica o almeno le razze autoctone a denominazione di origine certificata) siano ovviamente preferibili rispetto a quelle da allevamento convenzionale, rimane il fatto che consumare troppa carne può influenzare negativamente la nostra salute.
Massimo Ilari
Sensibilizzare
Animali intelligenti.
Conoscere per sensibilizzare.
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